itinerari di arte, cultura, natura e gastronomia in terra d'Abruzzo; un percorso di 38 km lungo il fiume Foro che abbraccia il mare Adriatico, le colline teatine e la Maiella madre.
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giovedì 8 novembre 2012
lunedì 20 febbraio 2012
La nevicata del 2012
Quando la neve arriva dai Balcani la nostra vallata, scoperta proprio da quel lato, si imbianca in pochissimo tempo e la Majella, nostra protettrice dai venti gelidi del nord-ovest, diventa l'unica montagna in Italia così imbiancata; se poi, come quest'anno, la neve arriva abbondante e insistente anche la valle, solitamente influenzata per breve tempo dalla perturbazione, si lascia invadere per più tempo da quel candore che copre, purifica e nasconde le cose più brutte.
La neve porta sicuramente disagi, a volte anche danni e problemi seri, ma nel nostro caso la valle ha acquistato quel meritato riposo che da tempo non avvertiva. Alcuni hanno lamentato rotture di vigneti ... ma solo lungofiume, altri di uliveti e frutteti, ma gli alberi sanno come riemarginare le ferite.
La neve rende migliori le persone: rallenta il ritmo delle giornate, ci fa riavvicinare alla natura circostante, agli animali, e ci ricongiunge agli altri, spesso dimenticati per mancanza di tempo o per le vicissitudini della vita quotidiana. E, in più, riporta a quell'equilibrio che poco più di una cinquantina di anni fa era la normalità del ritmo cadenzato delle stagioni, un ritmo che i nostri contadini sapevano ben usare e sfruttare a proprio vantaggio e che oggi, complici le catastrofiche notizie della tv, ci ha resi più vulnerabili. Vorremmo sole tutto l'anno, temperature intorno ai 20 gradi, col climatizzatore, magari; forse dovremmo un po' rimetterci alle condizioni che detta nostra madre natura, che spesso, l'abbiamo visto, può trasformarsi in matrigna se mal curata.
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lunedì 11 luglio 2011
Conventi e abbazie della Val di Foro
Lo sviluppo e la diffusione del Cristianesimo furono possibili nelle nostre zone, ancora fortemente segnate dai culti pagani dell'epoca preromana e romana, grazie al contributo decisivo del monachesimo, che non solo svolse un ruolo pastorale di primaria importanza ma ebbe una decisiva funzione economica, sociale e culturale, contribuendo a risollevare economicamente tanti territori impoveriti dalle invasioni barbariche.
Sulla Majella sorsero decine di eremi mentre ai piedi dei monti, lungo il corso del fiume Foro, sulla fascia pedemontana collinare, vennero edificate piccole e grandi abbazie. La maggior parte delle fondazioni benedettine della zona del Foro risalgono al periodo di conversione dei Longobardi o alla dominazione carolingia. Tutte avevano come riferimento principale il centro monastico di San Liberatore a Majella, presso Serramonacesca, il quale riceveva l’influenza diretta di quello più importante di Montecassino.
Accanto ai monasteri cistercensi, si svilupparono nel XIII secolo, gli insediamenti francescani, i quali sembrano ricalcare, differentemente dalle altre regioni d’Italia, gli ambiti diocesani delle singole parrocchie. A cominciare da quello di Francavilla, il cosiddetto convento “Michetti”, fondato nel XIII dall’ordine degli Zoccolanti, appartenente alla diocesi di Chieti, oppure il Convento delle Clarisse di Ortona, reso possibile nel 1334-5 grazie all’importante influenza dei francescani, insediatisi nella città già dopo il 1228, anno di canonizzazione del Santo.
L’avvento dei Francescani a Guardiagrele si deve alla concessione da parte del vescovo di Chieti nel 1256 della chiesa di S.Siro, ribattezzata S.Francesco, fortemente voluta dalla contessa di Manoppello, moglie di Napoleone I Orsini.
Degna di rilievo è la facciata del convento a Bucchianico, con ricchi particolari architettonici scolpiti nel 1770 che trovano giustificazione dal desiderio dei frati di affermare il loro prestigio sui palazzi del nuovo ordine dei Camilliani da un lato e dei principi di Caracciolo dall’altro.
A Villamagna è ancora presente la Chiesa di San Francesco, ad esempio, costruita vicino al monastero dei Benedettini. A Roccamontepiano, dopo la frana del 1765 che distrusse il centro, l’intero paese si trovò concorde circa la scelta del luogo dove ricostruire: in prossimità del monastero di San Pietro, già “diruto” a quell’epoca, dopo essere stato soppresso intorno al XVI secolo.Così a Ripa Teatina divenne famosa la Chiesa Conventuale di S. Maria della Pietà dei minori Francescani, donata loro da Papa Paolo III nel 1535. Con la caduta dell’Ancien Régime e la conquista dei territori da parte di Napoleone si assiste alla definitiva soppressione degli ordini francescani, già avviata nel ‘600.
Proprio a Ripa Teatina si svolge il 17 luglio "Quella notte al convento", la rievocazione storico-culturale di un episodio realmente accaduto nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1799.
La manifestazione ripropone l'arrivo dell'esercito napoleonico a Ripa Teatina, dopo la proclamazione della repubblica cisalpina, nell'intenzione di esportare le grandi idee illuministe nel sud dell'Italia. Invece però di trovare eserciti armati e briganti in cerca di fortuna, fuggiti prima del loro arrivo, i transalpini trovarono 7 frati in preghiera. I francesi, arrabbiati e frustrati dalla sorpresa, sfogano la loro rabbia sui mansueti frati, che cadono ad uno ad uno, crivellati sotto i colpi dei soldati.
http://www.labachecadabruzzo.it/abruzzo_eventi/categorie-eventi/details/3229.html
http://www.ripateatina.org/?p=238
La manifestazione ripropone l'arrivo dell'esercito napoleonico a Ripa Teatina, dopo la proclamazione della repubblica cisalpina, nell'intenzione di esportare le grandi idee illuministe nel sud dell'Italia. Invece però di trovare eserciti armati e briganti in cerca di fortuna, fuggiti prima del loro arrivo, i transalpini trovarono 7 frati in preghiera. I francesi, arrabbiati e frustrati dalla sorpresa, sfogano la loro rabbia sui mansueti frati, che cadono ad uno ad uno, crivellati sotto i colpi dei soldati.http://www.labachecadabruzzo.it/abruzzo_eventi/categorie-eventi/details/3229.html
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sabato 25 giugno 2011
L'INCURSIONE DEI PIRATI SARACENI
Arabi, Saraceni, Mori, Turchi e Barbareschi sono i termini con i quali si nominano, spesso a sproposito, i soldati musulmani che, a partire dal VII secolo, solcarono il mediterraneo in cerca di preda. "La ilaha illa lllah" (Dio è Dio) era l'urlo di battaglia dei Saraceni che già tra l'826 e il 961 terrorizzò tutto il Mediterraneo orientale. I paesi rivieraschi dell’Adriatico aggiunsero alle loro difese delle torri d'avvistamento (una era la Torre Foro sulla foce di Ortona), ma molti borghi marittimi furono abbandonati dalle popolazioni che si rifugiarono in città più grandi o sui monti. Purtroppo molti piccoli paesi in prossimità delle coste furono devastati con la susseguente deportazione degli abitanti in schiavitù.
Nel I566 i Saraceni dalle coste dell’Adriatico si spinsero lungo la vallata del Foro guidati da Pialy Pascià, il quale dopo aver firmato un armistizio con il duca di Calabria (figlio di Ferdinando di Aragona) si era diretto dapprima con scarsi risultati verso le isole Tremiti e poi sulle coste abruzzesi mettendo a ferro e fuoco Ortona e Francavilla.
Da circa quattro secoli a Villamagna il 13 luglio si rinnova la vicenda dei Saraceni che sbarcati furtivamente sulla coste del vicino adriatico, si spinsero lungo la valle del Foro per assediare Villamagna ma vennero fermati da Santa Margherita, patrona del luogo.
Così come, nella prima domenica di agosto, a Tollo, ormai per secolare tradizione, a mezzogiorno in punto, nella piazza Umberto I, che nell’antico passato rappresentava per i tollesi il centro storico della cittadina, viene rievocata la battaglia tra turchi e cristiani per celebrare la festa della Madonna del S.S. Rosario, festa denominata anche “dei Turchi e della Madonna della Vittoria.
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